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Agilla: la leggenda del Trasimeno


La Leggenda del Trasimeno narra il tragico epilogo dell’amore tra la ninfa Agilla e il principe Trasimeno, figlio del dio etrusco Tirreno.

(Agilla e Trasimeno – Artista: Alessandro Marrone)

La versione più popolare della leggenda, ma forse la più triste, narra del principe Trasimeno che viaggia nelle terre del centro Italia, l’antica Etruria, giungendo infin sulle rive del lago che sembra il suo mare, e decide di fare un bagno. La ninfa Agilla scorge il giovane dalla sua isola (la Polvese) e rimane colpita dalla sua bellezza. Decide quindi di sedurlo con il proprio canto, attirandolo al centro del lago, ma il principe rimane talmente stordito da quel suono che sopraffatto dall’emozione, annega.

Una seconda versione, più articolata, narra del principe Trasimeno che si reca sulle rive del lago per la caccia e la pesca. Il principe, attirato dal canto melodioso e cristallino della ninfa arriva fino alla sua dimora, sull’isola Polvese, innamorandosi immediatamente e perdutamente della sua bellezza. Trasimeno si presenta a lei come un umile pescatore e dopo lunghe chiacchiere le chiede subito di sposarlo. Convolano a nozze presto, vivendo insieme ore felici e giorni sereni per molto tempo. Purtroppo un giorno, Trasimeno decide di fare un bagno con Agilla che rimane a guardarlo dalla riva, quando improvvisamente si inabissa e non torna più in superficie. La sposa, disperata ed affranta, comincia a cercarlo in lungo ed in largo senza riposare e senza mangiare, controllando ogni centimetro del lago, ispezionando barche ed abitazioni fino allo stremo delle forze, giungendo alla morte.

 

Da allora, nelle serate di agosto, quando una leggera brezza sfiora le acque del lago muovendo le foglie, raccontano che si possa ancora udire il lamento straziante ed inconsolabile della ninfa Agilla, alla perenne ricerca del suo bellissimo principe, reclamato da quelle acque che oggi ne portano il nome.

 


Abita il lago e n’è signora Agilla, ninfa e maga, servita da un corteggio d’altre ninfe.

Si dice, quando l’acque sono tranquille, che Agilla è tranquilla;

quando furiose, che Agilla è furiosa;

e, quando l’acque brillano, si dice che brillano i suoi occhi di letizia;

e, quando sono pallide, ch’è pallido il suo viso per cosa che la cruccia:

 

“Non m’importa se le nubi mi chiudono il cielo,

se la notte mi cinge di nero;

non m’importa perché lo splendore del sole io l’ho dentro di me.

Non m’importa se l’autunno dispoglia la terra,

non m’importa perché il rigoglio dell’erba io l’ho dentro di me.

Non m’importa se l’inverno mi stringe nel gelo,

non m’importa perché il calore del sole io l’ho dentro di me.”

 


Voce correlata: I tramonti del Trasimeno


 

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